Riforma del lavoro: l’articolo 18 e i numeri delle assunzioni


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Sempre al lavoro sulle proposte per mettere d’accordo sindacati e lavoratori i ministri del governo Monti continuano a riflettere sulle possibili mosse da attuare. La riforma dovrebbe essere varata entro fine marzo come annunciato preventivamente da Mario Monti e dalla Fornero stessa la quale ha inoltre dichiarato che, nonostante sia contraria a forme di obbligo nella legislazione lavorativa, si prevede anche un obbligo per il periodo di paternità che andrebbe ad eliminare un gap tutto italiano rispetto agli altri paesi.

Già ad agosto la Bce aveva chiesto all’Italia di superare le problematiche relative ai posti di lavoro ed in particolar modo quelli che sono i problemi del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa.

Su questo e sulla fiscalità si lavorerà secondo Passera poichè uno degli obiettivi primari è quello di recuperare gli investimenti esteri in Italia indispensabili per sostenere la crescita del Pil andando a giocare sulla flessibilità in ambito lavorativo.

Per quel che riguarda il contratto unico, di cui tanto si è parlato, ci dovrebbe essere l’introduzione del CUI, contratto unico di ingresso, che si comporrà di due fasi: una di ingresso, appunto, che potrà durare fino a tre anni e una di stabilità nella quale il lavoratore godrà di tutte le garanzie offerte oggi ai lavoratori assunti a tempo indeterminato.

Di certo, comunque, al momento ci sono tre proposte per riformare lo stagnante mercato del lavoro che vedrà la riforma in atto come una mossa volta sia a rendere maggiormente flessibile tale mercato sia a tutelare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, come dichiarato anche dal premier Monti.

Le richieste dei precari

Da qualche tempo è sorto un comitato chiamato Il nostro tempo è adesso che raccolgie una decina di richieste portate avanti dai precari per avere quelle che sono a detta loro le tutele minime per questa categoria svantaggiata di lavoratori.

Tra le richieste portate avanti ci sono un contratto stabile, l’ampliamento degli ammortizzatori sociali e un reddito minimo di inserimento con l’apertura di un dibattito pubblico che ponga al centro le esperienze e i desideri dei precari senza tralasciare le esigenze delle parti sociali e delle istituzioni.

Leggi qui il nostro approfondimento sulle modifiche all’articolo 18

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